Quando avevo ventinove anni, ho fatto una pazzia: mi sono licenziato da quello che sulla carta era il lavoro dei sogni.
Avevo uno stipendio incredibile, con una sfilza di benefit aziendali che mai avrei potuto immaginare, uffici moderni in una zona prestigiosa della città, colleghi affabili e una mole di lavoro assolutamente gestibile, soprattutto se comparata con la paga.
L’unico problema? Lavoravo per un’azienda produttrice di tabacco.
All’epoca non avevo ancora intrapreso il mio percorso nel mondo dello yoga, ma dentro di me “sentivo” che quella scelta, per quanto mi fosse costata in termini di carriera e benessere economico (da allora infatti non ho mai più guadagnato così tanto), avrebbe fatto bene alla mia anima.
Sapevo che non potevo conciliare la mia morale con quel lavoro, punto.
Solo anni dopo, durante i miei studi sull’induismo, ho capito cosa fosse successo davvero in quel momento.

Niente è casuale: le variabili nascoste della vita
A volte ci sembra che le cose siano casuali, ma niente al mondo lo è davvero.
L’essere umano è sopravvissuto così a lungo proprio perché ha osservato fenomeni che sembravano casuali, li ha studiati, ha scoperto i principi alla base e li ha spiegati.
Allora perché non applichiamo questo stesso principio ai nostri desideri? Perché ci sembra “casuale” che alcune persone ricevano tutto nella vita senza impegnarsi, mentre altre debbano sudarsi la più piccola delle ricompense?
Anche nel microcosmo delle nostre vite ci sono giorni “sì” in cui tutto sembra andare per il verso giusto, e altri in cui niente sembra funzionare. Eppure noi siamo gli stessi. Come mai?
Nella fisica e nella chimica niente è casuale. Quando capiamo le variabili, capiamo il fenomeno. Chiamiamo le cose “casuali” solo quando ci mancano le variabili necessarie per comprenderle.
Le due variabili in gioco per i nostri desideri sono karma e Shakti.
Sono variabili non fisiche e difficili da dimostrare e vedere. Come sempre mi rivolgo alla mia amata tradizione induista per applicare questi concetti.
Shakti: l’energia che crea

Shakti è l’energia della creazione. Il suo nome significa letteralmente “energia” e nella tradizione indù è vista come femminile.
È la forza generatrice nell’universo, quella capacità di creare qualcosa dal nulla. E sappiamo che l’energia, in generale, esiste ben oltre la materia fisica.
Prendiamo un esempio dalla biologia: alcuni batteri possiedono il plasmide F, una struttura che permette loro di creare un “ponte” (chiamato pilo sessuale) verso un altro batterio e passargli del DNA.
Il batterio con il plasmide F (chiamato F+, il donatore) costruisce letteralmente un tubo che si attacca a un batterio senza plasmide (F-, il ricevente), copia il plasmide e glielo trasferisce. A quel punto anche il ricevente diventa F+.
Non è riproduzione nel senso classico, ma uno scambio orizzontale di informazioni genetiche, uno dei modi principali con cui i batteri si trasmettono caratteristiche come la resistenza agli antibiotici.
Questo per dire: l’energia creatrice, la capacità di trasmettere e generare, esiste a ogni livello.
Quello che gli yogi hanno realizzato migliaia di anni fa è che per manifestare qualcosa che vogliamo nel mondo non basta l’impegno. Serve l’armonia di Shiva e Shakti.
Differenza tra Shiva e Shakti
Shiva è la coscienza. Shakti è l’energia creatrice.
Se dobbiamo per esempio costruire una casa, farlo solo con Shiva è come gettare mattoni al vento. Con Shakti abbiamo un piano da seguire. Alcune persone desiderano intensamente fare qualcosa delle loro vite, si impegnano, ma manca loro quell’energia che effettivamente crea una direzione. Altre hanno un’ottima visione ma non si impegnano affatto.
Shakti è interna. La accumuliamo dentro di noi.
Pensiamo alla meditazione: non possiamo “studiarla” nel senso classico del termine. Certo, abbiamo migliaia di studi scientifici sulla meditazione, ma questi studiano gli effetti, non il contenuto dell’esperienza meditativa individuale.
Tutto quello che sappiamo dall’esterno è se una persona medita o no, e se riporta effetti positivi.
Ma se avete mai meditato, sapete esattamente a cosa mi riferisco: ci sono giorni in cui meditiamo bene e altri in cui la qualità meditativa è mediocre. Shakti è quella differenza. È la meditazione migliore, quella profonda. Non è misurabile, ma la sentiamo. Lo sappiamo.
Cos’è il karma
Il karma (di cui abbiamo già parlato in questo articolo) è la legge di causa ed effetto. È qualcosa che non abbiamo scelto consciamente, ma che è il risultato delle nostre azioni passate (secondo l’induismo, anche di vite precedenti). Possiamo agire in un certo modo oggi per creare un nuovo karma per la versione futura di noi stessi.
Il problema è che il karma non è infallibile. Se studio moltissimo per un esame, potrei comunque non passarlo. Potrei essere sfortunato. Non possiamo controllare perfettamente il futuro, possiamo solo influenzarlo karmicamente.
Ed ecco dove entra in gioco la seconda variabile, Shakti. Shakti è l’abilità di alterare il tuo karma.
Quando uniamo queste due leggi e le facciamo lavorare armonicamente, finalmente capiamo.
Karma sono le circostanze prima che tu tiri il dado. Shakti è l’abilità di influenzare ciò che esce.
Come funziona shakti: il potere di lasciare andare
C’è una differenza fondamentale tra un impatto karmico e un impatto di Shakti, ed è questa: il karma agisce sul mondo esterno, Shakti agisce sul nostro mondo interno.
Possiamo tutti vedere quello che ci succede esternamente (il lavoro che otteniamo, i soldi che guadagniamo), ma internamente i processi sono completamente diversi. Pensate ai miliardari depressi, o alle persone famose che si tolgono la vita nonostante abbiano tutto. Hanno costruito un karma esteriore impeccabile, ma dentro sono vuoti. Manca loro Shakti.
Ecco il paradosso che spiega tutto: se lasci andare un’offerta, una tentazione o del potere, accumuli Shakti e diventi più potente. Sembra controintuitivo, vero? Eppure funziona così.
È esattamente quello che fece il Buddha lasciando andare le sue ricchezze e la sua vita esteriormente perfetta.
Posso fare un sacco di buone azioni karmiche (fare beneficenza, essere gentile, lavorare sodo) e queste avranno sicuramente un effetto esteriore. Mi faranno sembrare una brava persona, magari mi porteranno successo.
Ma se non sviluppo contemporaneamente forza interiore (resilienza, costanza, disciplina, ognuno la chiama come vuole), se non accumulo Shakti, qualcosa mancherà sempre.
Un no senza guadagno
Shakti è dire di no alle tentazioni. È resistere, magari senza nessun vantaggio immediato, ma sapendo dentro di noi che quella è la nostra strada.
Non stiamo combattendo il mondo. È un movimento puramente interno, che allena la capacità di rinunciare a qualcosa che potrebbe anche essere buono, solo perché non è giusto per noi.
È rifiutare una donazione quando sappiamo che accettarla comprometterebbe la nostra integrità. È rifiutare un lavoro redditizio perché va contro la nostra etica personale.
“Ho fatto tutto giusto” dicono alcune persone che nella vita si impegnano moltissimo sul piano esteriore ma non ottengono ciò che vogliono. La vera domanda è: cosa sta succedendo dentro? Stanno accumulando Shakti o stanno solo seguendo le regole imposte dalla società, dai desideri altrui, dalle aspettative esterne?
Nel libro “Il potere di adesso” c’è questo concetto del lasciarsi andare all’adesso, dell’accettare qualunque cosa ti stia succedendo. È un principio simile. Ma attenzione: non puoi farlo con l’aspettativa di avere di più nel futuro, altrimenti non funziona. Devi lasciare andare per lasciare andare, non per ottenere.
La meditazione è il veicolo per shakti

Qual è la cosa che possiamo fare tutti, per lungo tempo, con costanza, senza avere nessun vantaggio immediato? La meditazione. Per questo la meditazione è un veicolo per Shakti. E per questo diciamo sempre che non dobbiamo avere un obiettivo quando meditiamo. Dobbiamo solo praticare.
Quando meditiamo non otteniamo niente di tangibile. Non ci viene consegnato un diploma, non guadagniamo denaro, non riceviamo applausi. Questa pratica senza ricompensa esteriore è un ottimo esempio di ciò che accumula Shakti dentro di noi.
Ci sono poi percorsi più approfonditi (ad esempio il tantra è il percorso che va specificamente verso l’accumulazione di Shakti) ma la meditazione resta accessibile a tutti, il punto di partenza perfetto.
Conclusione
Il karma ci dice cosa seminiamo e cosa raccogliamo. Ma Shakti è quella forza invisibile che cambia le regole del gioco dall’interno.
È il potere che accumuliamo ogni volta che resistiamo a una tentazione senza aspettarci niente in cambio.
Karma e Shakti lavorano insieme. Le nostre azioni creano le circostanze per il futuro, ma la nostra forza interiore determina quale futuro sarà possibile.
Letture consigliate
- Editore: My Life
- Autore: Eckhart Tolle , Katia Prando
- Collana:
- Formato: Libro in brossura
- Anno: 2023
- Kempton, Sally(Autore)


